Febbraio 1987.
Personaggi:
Lui: Studentello. 23 anni. Snob. Carino, senza esagerare. Fidanzato con Lei da tre anni.
Lei: Studentella. 22 anni. Un po' meno snob. In compenso molto più carina. Stessa situazione sentimentale di Lui. Ovviamente.
La Televisione: 25 pollici. Accesa su Canale 5. Una bella miniserie, appassionante. Ultima puntata de "il Mostro". Piena di colpi di scena.
Luogo del delitto: salotto della casa di Lei.
La Televisione: Sigla.
Lui: "Finalmente. Non vedevo l'ora..." (e si accomoda sul divano, a gambe allungate).
Lei: "Ti devo parlare."
Lui: "Proprio adesso?" (occhi rivolti alla tv, un po' distratto)
Lei: "Si, volevo parlarti di ieri..."
Lui: "Ah si, ti sei divertita con le tue amiche in campagna?"
Lei: "Molto. Abbiamo conosciuto delle persone..."
Lui: "Interessante, ne parliamo nella pubblicità?"
Lei: "Uno di questi si chiama Tiepa..."
Lui, un po' allarmato. Non troppo. E ironico: "Bel nome. Vorrei conoscere i suoi genitori..."
Lei: "E' un soprannome, in realtà si chiama Giampaolo..."
Lui: "............"
Lei: "Ci siamo baciati. Credo di essermi innamorata di lui."
Dissolvenza. Sigla di chiusura. The end.
Nota personale.
Lui non saprà mai come è finita quella serie. Quando la incontra casualmente per la strada, ancora glielo rinfaccia.
Nota generale e sadica.
Lei verrà mollata allo stesso modo dopo 15 giorni circa. Ahr ahr ahr. Lui ancora ride, ripensandoci.
Nota per verbasequentur.
Lei è nata il 24 aprile.
A causa del mio lavoro, oggi mi è toccato andare a Torino.
Io sono un provincialotto, e ne sono anche fiero. Ma ogni tanto mi tocca. E così faccio un po' di stretching nervoso e mi incammino sull'autostrada. Non so come mai, ma, man mano che mi avvicino alla città, mi trasformo. Da ironico e compassato gentleman di campagna, con tanto di pipa e pantaloni di fustagno, divento una jena. Un puma. Incazzato come una femminista.
Odio quella città. Odio il suo caos. Odio i suoi cazzo di lavavetri all'uscita della tangenziale. Odio il fatto che non abbia una metropolitana vera, ma un simulacro. Odio i suoi automobilisti. Assolutamente impediti. Sanno usare solo il clackson. Poi qualcuno mi spiegherà cosa frulla nella testa di un coglione che, arrivando ad un semaforo rosso, con tutto il traffico bloccato, suona il clackson. Tutti fermi in fila, e lui suona. Ma suona fra le gambe di tua moglie, che ci deve essere un bel traffico anche lì. Ohm. Ohm. Ohmmmmmmmmmmmm. Visto come mi trasforma, questa città?
Fra l'altro io lo so. Il clacksonatore folle è lo stesso idiota che scendendo da una strada di montagna, frena ad ogni curva, perchè è ovviamente un coglione. Li mortacci sua. Comunque.
E vabbè. Odio le sue rotonde. Il comune di Torino è riuscito in un capolavoro. Ha tolto i semafori in un paio di enormi incroci, e ci ha fatto una rotonda. E poi ha messo i semafori sulla rotonda. Così mentre prima si aspettava il verde, ora bisogna aspettare il verde, e dare comunque la precedenza a destra. Dei grandi. Standing ovation. Probabilmente sono gli stessi che hanno disegnato le uscite ad X della tangenziale. Ma lasciamo stare.
Fra parentesi, odio anche le fighe di Torino. Sono insopportabili. Non sono un po' stronze, come giustamente può e deve essere ogni donna che non sia ributtante. Sono il monumento alla stronzaggine. Ce l'hanno solo loro. Il loro grado di insopportabilità è inferiore solo a quello di un gatto attaccato ai coglioni. Diciamo che se la giocano con la carie. E inoltre non la danno. A me, per lo meno. Agli altri non lo so. Comunque, se la tengano.
Poi a Torino ci sono i controviali. Bellissimi. Li devi prendere se devi girare a sinistra. Guai! se provi a girare a sinistra mettendoti a centro strada. Devi andare a destra, farti il controviale, e quindi attraversare una decina di corsie alla speraindio. Però non sempre. A volte invece devi stare a centro strada, e se sei sul controviale devi tirare dritto. Il punto è che non lo sai prima. La cartellonistica, a Torino, è un optional. E considerando che quando c'è, è sbagliata, forse è meglio così.
Comunque, con l'aiuto di qualche angelo, si arriva a destinazione. E si parcheggia. Sarei ingiusto a parlare male di Torino per i parcheggi. Ci riesce benissimo da sola. Alla modica cifra di un euro l'ora.
Ma ora basta. Un po' mi sono sfogato e può bastare. Per ora. Ora sono di nuovo nella mia campagna. Posso riprendere i pantaloni di fustagno e la pipa. Fino alla prossima volta.
E' meravigliosa, la donna buddhista dell'ultima ora. Riconcilia con la morte.
Io ne ho conosciuta una. Cercherò di parlarne in modo più distaccato possibile, in modo che non si riconosca. In realtà non penso che bazzichi qui, ma non si sa mai. Non penso neanche che si riconoscerebbe, ma non si sa mai (2).
La buddhista de noantri non è stata fulminata nel leggere "Siddharta". E' stata fulminata e basta. Colpita probabilmente dal fatto che personaggi famosi abbiano abbracciato questa filosofia, ci si è buttata a capofitto. Si fosse buttata a capofitto nel Po, sarebbe stato meglio. Ma non si può avere tutto dalla vita.
La donna de quo è sempre iperimpegnata. O almeno finge di esserlo. In realtà lavora come tutti gli altri, non è in full immersion 24 ore al giorno a trovare la cura per il cancro. Normalmente, è una commerciante, o un'impiegata pubblica. Almeno, quelle che ho conosciuto io.
Stranamente, di solito, è anche passabilmente carina. Solo che è insoddisfatta. Di tutto. Se vincesse 72 milioni di euro al superenalotto, andrebbe in crisi per il problema di doverli incassare. Me la vedo: "Oddio, oddio... adesso come faccio? Non so come fare! Vedete quanti problemi ho? Beati voi, che non li avete!".
Naturalmente, non è vegetariana. Un po' come Baggio, che è buddhista e va a caccia. Però, non sapendo imbracciare una doppietta, lei si limita alle braciole.
Uhm. Se fosse pure vegetariana, sarebbe coerente, ma sarebbe pure più stracciamaroni, pensandoci bene. Viva l'incoerenza, quindi.
L'ultima che ho frequentato era proprio così. E non me la dava neanche. Sono proprio masochista. In compenso la dava ad un uomo sposato che vedeva durante la settimana, perchè nel week end costui tornava al paesello, da moglie e figli. Quindi, si attaccava al telefono.
"Ciao M, sono X..."
"Lo so, ho visto il numero. Dimmi..."
"E' andato a casa..."
"Come tutte le settimane... dov'è la novità?"
"La novità è che mi ama..."
"Ma dai? Si trasferisce qui?"
"No... ma io gli ho detto che doveva decidersi, e così lui ha confessato che mi ama..."
"....."
"Ma tu cosa vuoi capire, pensi solo a trombare... io non sono come te e le tue amichette..."
"Ma io, veramente..."
"Hai incontrato qualcuna questa settimana?"
"No, ma ci stavo pensando..."
"Vedi? Sei il solito maniaco..."
"...."
"Sai che mercoledì sono stata al gruppo di meditazione?"
"...."
"E' quello che mi ha dato la carica per fare quello che ho fatto. E' incredibile la forza che ci trasmettiamo, meditando. Che fai, oggi?"
"Stadio. Fra poco. Anzi sono in ritardo. Ciaoooo"
Tutto sommato, la Juve in B aveva i suoi lati positivi. Dava la scusa per tagliare telefonate al sabato.
Morale: non è ver che sia la morte il peggior di tutti i mali. Le donne pseudointellettuali sono un male assai peggior.
...vince chi fugge. Grande verità.
Specialmente con alcuni tipi di donna. Tipo 1. La "donnaseriainchatpercaso".
Chiaccherata tipo.
Dopo alcune battute (nel senso di battute sui tasti) generali e innocue, parte Lei. La "donnaseriainchatpercaso" arriva sempre a questa dichiarazione di principio.
"Vedi, io non sono in chat per avventure, sesso o altro, cerco solo amicizie..."
"Certo certo... io invece se riesco a trovarle, ne sono ben contento..."
"Allora stiamo perdendo tempo, direi... inutile che continuiamo a parlare..."
"Va bene, come vuoi... Ciao."
[5 minuti di silenzio]
"Ma com'è che cerchi avventure in chat?"
"Veramente ho detto che se le trovo ne sono contento, non che sono la mia unica ragione di vita."
"Sai, io ho tanti amici fuori di qui, e se volessi cercare sesso non avrei bisogno di farlo qui. Ho una vita al di fuori del pc."
"Mi fa molto piacere per te... davvero..."
"Va bene, era solo per chiarire..."
"Ok... Buona serata..."
[altri 10 minuti di silenzio]
"Ma com'è che sei in chat al venerdì sera? Non hai amici? Io vado sempre a ballare, il venerdì sera..."
"Io no. Odio ballare. E' pieno di tardone che si strusciano. Al venerdì sera preferisco starmene a casa, a riposare." [Fare ironia sarebbe troppo facile. Tanto non la capirebbe.]
"E poi io se mai volessi un uomo, dovrebbe essere l'uomo della mia vita. Tu sei di Torino centro?"
[mmm... meglio rimanere sul vago] "Più o meno..."
"Come mai non metti la foto? Hai paura di essere riconosciuto?"
"...."
"Ho capito, sei sposato..."
"Certo. Infatti io chatto e mia moglie guarda dietro le mie spalle. Anzi, mi suggerisce anche le risposte."
"Spiritoso..."
"Senti, io devo andare. Domani lavoro, anche se è sabato. Domani ci sei?"
"Sarà difficile. Io al sabato esco con gli amici".
"Ok, notte."
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Sabato mattina.
"Sei sempre collegato, tu, eh? Non sono uscita perchè non sto tanto bene..."
Morale.
In amore vince chi fugge. Ma solo se corre abbastanza veloce da non farsi raggiungere.
Sono le 6 del pomeriggio. Finalmente. Usciamo da questo cazzo di studio. Non ho più voglia di lavorare. La macchina, eccola. Veloce, su su. Corri a casa, Ettore. Comincia a spogliarti della giacca, della cravatta, della toga. La toga. Che odio. Simbolo di un lavoro che non volevo e mi sono ritrovato a fare, senza passione e senza amore. Toglila, la toga, Ettore. Sei a casa, ora. Eccolo, il pc. Ti aspettava, come un amico fedele.
Schiaccio il pulsante. Clic. Mi piace quel clic. E' il momento di tornare ad essere quello che voglio. Via la giacca. Via la cravatta. Via la toga. Chiudo gli occhi, per un attimo. Le routines iniziali di Windows si avviano. E io prendo l'elmo. La spada. Le pelli che coprono il corpo di un guerriero britanno del primo secolo avanti Cristo. E' bella la tua spada, Hector. E' un simbolo. Simbolo di morte, ma anche di passione.
Windows funziona. L'Adsl è connesso. Apro il browser. Apro msn. Eccolo, il mio sito. Due lucine in basso. Due contatti. Strano, appena entrato. Che fretta c'è? Lelion e Leon. Le regina dei Cornovi. La mia donna. E il re dei Demeti. Il mio Re.
Leggo Lelion. Una sola parola. “Ettore...”. Perché Ettore? Non mi chiama mai così. Io sono Hector. Sono “a stòr”. Non Ettore.
Leggo Leon. “Ettore...”. Anche lui. Che cazzo succede? Io sono Grandine. E' lui che mi dato quel soprannome. Perché Ettore?
Pensa Ettore, pensa. Non rispondere ancora. Non fare il login alla tua terra. Cerca di ricordare. Che è successo?
Ieri, si. Gli Dei hanno deciso. Sarò io il campione dei popoli del Sud. Domani sera combatterò contro Cledwyn. All'ultimo sangue. Per decidere una guerra senza fine, fra i popoli della Britannia. Sud contro Nord. Non ho paura. Vincerò. Sono più forte. Più esperto. Più abile. Quell'uomo è già carne per il becco di Morrigan. Arawn ha spalancato le porte dell'Annwn, e gli assegnato un posto. Ne sono certo. Ma perché Ettore?
Lelion, ieri finalmente hai ceduto. Ti ho posseduta ai giardini, mentre vicino c'era qualcuno. E non ce ne fregava niente che ci vedessero, che ci sentissero. Tu non hai paura, Regina, quando sei con me. Sono Grandine. Anche gli Dei si spostano, quando passo io. Anche Morrigan me l'ha detto: “Sei riuscito nell'impossibile. Il Sud si è unito per un simbolo, e quel simbolo sei Tu, Hector Declan detto Grandine.”
“Ettore, stai calmo...” guardo di nuovo msn. Leon. “Cosa c'è, Ale?”
Vaffanculo. Login. Bacheca. Cazzo.
“Hanno esiliato Lelion, Ettore...”
“Mi hanno esiliata, Ettore...”
Guardo. Non ho pensieri. Sono solo occhi. La frase in bacheca non lascia dubbi. Lelion non c'è più. Puff. Svanita. E' bastato un solo clic, per cancellare una vita. Un clic del mouse. Un clic. Come un colpo di pistola. Clic. Clic. Clic. Merda.
Morrigan, dove cazzo sei? Scendi dal Sidhe. Parlami. Perchè? Perchè hai ucciso la regina Cornova? Perchè ora?
“Sei un simbolo, Grandine. Sei il simbolo di tutto il Sud. Non puoi appartenere ad una donna.”
“Che cazzo dici, Morrigan? E' un cazzo di gioco, questo. E' solo un gioco. Non puoi farlo.”
“Non è un gioco, uomo, e lo sai bene. Guarda le tue vesti. Guarda le tue armi. Guarda le tue cicatrici. Chi sei, tu? Dimmelo, uomo.”
Guardo. Dio. Non è uno studiolo, questo. E' una capanna. Dei. Le mie pelli. La mia spada. Il mio elmo. “Io... io... io sono Hector. Sono Grandine. Si, Dea, hai ragione. Non è un gioco. E' vita. Vita. Vita e morte. Ma perchè la morte di Lelion, Dea? Sono io il colpevole. Non lei.”
“Non puoi capire, Hector. Sei solo un uomo. Combatti, domani. Decidi. Raggiungi Lelion, o porta la pace al tuo popolo. Non farmi pensare di avere scelto male.”
Dormo.
Da tempo mi frulla per la testa l'idea di avere un blog tutto mio. Stanco di andare a rompere in quelli altrui, e di tenere banco solo in un social network (che bella parola, però, social network: una volta si chiamavano chatline e facevano tanto sfigato), ho deciso di buttarmi.
Il problema è che sono pigro. Quindi prenderò alcune vecchie cose e le metterò qui, mischiate a cose che mi verranno in mente man mano. Anche se non gliene frega una cippa a nessuno. Ma del resto è come scrivere un diario, immagino. Tutti quelli che lo fanno, in fondo, sperano che un giorno qualcuno lo legga. E io non mi differenzio dalla massa.
Bene. Che la festa cominci.